Internet candidata al premio Nobel per la pace del 2010. La sfida è stata lanciata. Per la prima volta nella storia del prestigioso premio i candidati sono miliardi persone, ovvero tutti gli utenti della rete. Chiariamoci fin da subito, quando Wired Italia fa il nome di Internet (per maggiori informazioni visitare www.internetforpeace.org), non parla di una realtà virtuale, non si riferisce ad una entità astratta e difficilmente definibile; si riferisce ad ogni singola persona presente online. Miliardi di persone reali, di virtuale non c’è nulla, è tutto fin troppo concreto. Pensare ad internet come a qualcosa di esclusivamente inerente al mondo del computer è uno sbaglio macroscopico. Certo, dal punto di vista tecnico, la rete si basa sulle leggi dell’informatica, ma la materia prima, il motore di tutto il web sono le persone che lo frequentano, lo creano e lo modificano costantemente.
Stop, rewind, facciamo un passo indietro, tornando alla notizia d’apertura. Dunque; perché internet candidata al Nobel per la pace 2010? I motivi sono molteplici, anche se il più evidente, la punta dell’iceberg, è quanto avvenuto durante le manifestazioni di protesta scoppiate subito dopo la farsa delle elezioni iraniane, lo scorso giugno. Migliaia di persone scendono in piazza per contestare il risultato elettorale, il regime espelle i giornalisti, reprime la rivolta in un bagno di sangue. Il popolo non ci sta, reagisce, pubblica su Twitter e Facebook aggiornamenti costanti sull’evoluzione della situazione, dai cellulari di tanti iraniani giungono scatti e filmati di una repressione violentissima. Se oggi sappiamo cosa sia successo in quei giorni turbolenti lo dobbiamo esclusivamente ad Internet. Come si accennava sopra, questa è stata però solo la ragione più evidente; in tante altre realtà si verificano situazioni analoghe, Cina e Egitto per citare i casi più recenti. Ovunque vi sia oppressione internet diventa arma di ribellione. (continua…)
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